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Mutuo Tasso Variabile: Per Chi É Più Conveniente Nel 2021?

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Vorresti risparmiare sul mutuo e ti servono informazioni sul mutuo tasso variabile? Allora sei nel posto giusto!

Prima di proseguire, però, ecco una tabella con le piattaforme per il miglior mutuo tasso variabile, le loro caratteristiche e i link ai siti ufficiali

Migliori mutui tasso variabile

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Classifica delle piattaforme per i migliori mutui tasso variabile del 2021

Di seguito, invece, trovi una lista delle piattaforme per il miglior mutuo tasso variabile del 2021:

I risparmiatori che si affacciano al mercato azionario e decidono di investire parte della loro liquidità nel settore, quasi certamente, hanno chiaro il concetto di rischio.

Anche i soggetti con cultura finanziaria limitata infatti, per sentito dire o competenza personale, associano ai titoli azionari un certo margine di incertezza tale da poter pregiudicare anche il capitale investito oltre al rendimento atteso.

Quanti risparmiatori, invece, sono in grado di valutare il rischio di un mercato obbligazionario? Probabilmente non tutti.

Gli investitori che hanno investito per anni nei Buoni del Tesoro Poliennali con scadenze trentennali hanno valutato correttamente la volatilità del prezzo dello strumento finanziario sottoscritto?

La risposta, in questo caso, è quasi sicuramente no. La maggior parte di essi ha ritenuto l’investimento sicuro in virtù dell’emittente statale, in ragione del tasso fisso e del prezzo di rimborso alla pari.

Quel che accade al prezzo di un titolo obbligazionario durante la sua vita è incerto. Il valore del corso, infatti, dipende dall’andamento della curva dei tassi. In fasi espansive della curva, infatti, i prezzo scendono mentre nelle fasi di contrazione salgono. L’ampiezza della volatilità dipende dalla vita residua del titolo.

L’andamento della curva dei tassi, difficilmente prevedibile, e legato a fenomeni di natura prettamente economica (e politico sociale) è il parametro che lega il concetto di rischio anche al settore dei mutui che, non meno significativo, di quello degli investimenti può influire pesantemente nelle prospettive finanziarie dei risparmiatori.

Partendo dal concetto di rischio oggi, noi ci occupiamo dei mutui a tasso variabile cercando di individuarne caratteristiche, peculiarità, rischi ed opportunità.

Come spesso, infatti, in finanza il concetto di rischio va a braccetto con quello di potenziali occasioni di beneficio.

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Mutuo tasso variabile

Il mutuo a tasso variabile è un finanziamento a medio e lungo termine.

Si tratta di un negozio giuridico tra due soggetti: il mutuante è la parte che cede una certa somma di denaro al mutuatario che si assumo l’obbligo della restituzione del capitale finanziato maggiorato degli interessi ad una certa scadenza.

Il contratto di mutuo è, prevalentemente, un negozio con destinazione d’uso. Le finalità principali che inducono un soggetto ad inoltrare richiesta di mutuo sono:

  • acquisto immobiliare;
  • ristrutturazione di un’unità abitativa;
  • esigenza di liquidità;
  • consolidamento di altri debiti;
  • rinegoziazione e sostituzione di mutuo esistente;
  • surroga di altro mutuo.

Il contratto di mutuo è un negozio giuridico a titolo oneroso salvo accordo diverso tra le parti.

Il mutuatario, dunque, assume l’obbligo di restituire il capitale ottenuto maggiorato di una quota interesse calcolati al tasso stabilito dal contratto.

A seconda della forma tecnica scelta il mutuo può essere a tasso fisso, variabile, misto o variabile con tetto.

Il TAN (tasso effettivo annuo) di un mutuo a tasso variabile è costituito dalla somma di due parametri di indicizzazione:

  1. L’Euribor a 3/6 o 12 mesi;
  2. Lo spread applicato dall’ente che concede il credito.

L’Euribor, che ha sostituito con l’avvento della moneta unica parametri di riferimento considerati ormai vetusti, è un tasso interbancario espressione della media dei tassi a cui primarie banche attive sul mercato monetario concedono prestiti ad altre banche.

Come già noto, non esiste un solo Euribor, ma ne esistono tanti quante sono le scadenze possibili dei depositi interbancari. L’Euribor 3/6 o 12 mesi rappresenta il parametro di indicizzazione principe per tutti i mutui a tasso variabile.

Lo spread, invece, è un criterio che dipende dalla singola capacità contrattuale del cliente. Mutuatari con rating di solvibilità elevata o solido rapporto tra rata e reddito avranno la possibilità di spuntare spread assai più contenuti.

Mentre lo spread è un parametro fisso e stabilito contrattualmente (salvo rinegoziazione del mutuo nel durante), l’Euribor varia quotidianamente. Per questa ragione i mutui a tasso variabile sono suscettibili di variazioni anche considerevoli durante il piano di ammortamento del debito.

É bene precisare che non è detto che la rata possa cambiare materialmente ogni mese. Gli Istituti di credito, infatti, stabiliscono contrattualmente le cosiddette epoche di revisione ovvero sia il periodo compreso tra una rilevazione e l’altra del parametro di riferimento.

Per questo motivo è probabile che, nonostante una variazione sulla curva dei tassi, la rata non cambi per 3 o 6 mesi ed inizi a mutare soltanto con l’inizio della nuova fase di revisione.

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In base a quali elementi può variare l’Euribor?

I fattori che determinano le oscillazioni sulla curva dei tassi appartengono a tre macro categorie:

  1. elementi di natura economica;
  2. fattori di natura politica;
  3. rapporto tra domanda ed offerta.

Come già noto le Banche centrali intervengono fattivamente sull’andamento della curva dei tassi attraverso manovre di politica monetaria.

Le iniezioni di liquidità, anche in conseguenza di impulsi di valenza politica, ad esempio, sono in grado di dare direzioni differenti all’andamento dei tassi.

In base all’andamento corrente e previsionale dell’economia ed in relazione allo studio degli indici anticipatori, le Banche intervengono sui tassi di mercato. In fasi di economia in espansione la curva tende a salire mentre, al contrario, in recessione si assiste ad una contrazione vigorosa con lo scopo di incentivare investimenti e consumi.

Le oscillazioni dei tassi, quindi, possono trasformarsi in un danno economico non indifferente per il mutuatario che potrebbe subire un aumento significativo della quota interessi a suo debito.

Occorre precisare, però, che tale parametro può destare preoccupazione soprattutto nella parte iniziale del piano di ammortamento allorquando gli interessi sono predominanti rispetto alla quota capitale.

Le oscillazioni dei tassi, però, possono rappresentare anche un’opportunità di guadagno. Le fasi di contrazione, infatti, conducono ad una riduzione sostanziale della rata con evidente beneficio per il mutuatario.

La scelta di un mutuo a tasso variabile, quindi, è adeguata a chi ha una propensione al rischio elevata oppure a chi ha i mezzi finanziari ed una capacità reddituale tale da supplire ad eventuali impennate dei tassi.

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Mutuo tasso variabile: quanto può aumentare?

Il quesito appare di difficile soluzione. Le analisi previsionali dei tassi, infatti, sono soltanto parzialmente attendibili e, comunque, hanno un’ottica temporale senz’altro inferiore alla durata del piano di ammortamento.

Non è possibile, a priori, stabilire quale possa essere la percentuale massima di aumento dei tassi interesse. Quel che possiamo fare è cercare di capire cos’è successo nel passato e tentare di stabilire un perimetro di scostamento.

Gli ultimi vent’anni di storia ci raccontano una consolidata fase di discesa dei tassi. Nel 2000 l’IRS, tasso di riferimento dei mutui a tasso fisso era intorno al 4,50% mentre l’Euribor a 3 mesi quotava circa 4 punti e mezzo.

L’IRS a 20 anni, oggi, ha un fixing intorno al mezzo punto; l’Euribor a 3 mesi è addirittura in territorio negativo.

Facendo due conti possiamo dire che in vent’anni la discesa dei tassi è stata pari al 90% (più o meno) del loro valore iniziale attraverso un andamento altalenante.

In definitiva, quindi, è impossibile ipotizzare quale sia l’aumento percentuale massimo dei tassi, ma possiamo dire che, nel passato, la volatilità del parametro è stata del 90%.

Nulla vieta che, nel prossimo ventennio, i tassi possano invertire e performare altrettanto, ma in direzione opposta. Ma anche no, ovviamente.

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Tassi mutui variabili oggi

Il valore dei tassi dell’Euribor, oggi, può essere considerato ai minimi storici. L’ultimo fixing ci parla di un tasso pari allo -0,56%.

Un tasso in territorio negativo è un evento che va avanti ininterrottamente dal 2015 ad oggi e, a memoria nostra, si tratta di un invidiabile record.

Nonostante il valore negativo, ovviamente, non è l’istituto di credito a pagare il risparmiatore perché questi prenda a prestito un capitale.

Ricordiamo, infatti, che il tasso finale del mutuo si compone sommando al valore dell’Euribor quello dello spread che rappresenta il margine di guadagno che l’intermediario si riserva.

Possiamo dire, quindi, che negli ultimi anni i tassi variabili sono rappresentati dallo spread determinato in fase di contrattazione e che, quindi, si sono trasformati in una sorta di tasso fisso senza esserlo.

La lunga fase di discesa dei tassi, inoltre, si è tradotta in aumento degli spread di mercato. D’altronde è anche giusto far rilevare che la continua erosione della forbice tra tassi passivi e tassi attivi ha creato grave nocumento per le casse degli istituti di credito che, come dice il nome, non sono certamente istituti di beneficenza.

Andamento tassi variabili: è prevedibile?

Le analisi previsionali sulla curva dei tassi sono argomento assai controverso.

É bene far rilevare, infatti, che le variabili da cui dipende l’andamento della curva sfuggono, in parte, alle possibili valutazioni.

Poiché le oscillazioni dei tassi sono anche conseguenza di manovre politiche è evidente che non sia possibile preventivare a priori quali saranno le relazioni di politica internazionale negli anni a venire.

É impossibile, a titolo di esempio, sapere se verrà riproposta una politica dei dazi o se, invece, la globalizzazione porterà ad un ampio mercato con possibilità di guadagno per tutti.

Quel che è possibile prevedere, invece, è l’andamento economico di un Paese. L’analisi, seppur non del tutto attendibile, è conseguenza del monitoraggio di alcuni indici che, in economia, vengono considerati come anticipatori del ciclo economico. Tra questi i più conosciuti sono gli indici sul credito al consumo, le immatricolazioni, la fiducia alle imprese gli acquisti di nuovi immobili.

Le previsioni possibili, però, sono di breve periodo e non vanno oltre l’anno solare.

É possibile, inoltre, effettuare analisi di più ampio respiro che abbracciano un arco temporale di qualche anno, ma non è certamente possibile coprire tutta la durata del finanziamento.

Come già evidenziato, comunque, il peso delle oscillazioni dei tassi si fa pressante soltanto nella prima fase del piano di ammortamento allorquando la quota interessi è prioritaria rispetto alla quota capitale.

Mutuo tasso variabile con rata costante

Un mutuo a tasso variabile, ma con rata costante, è un finanziamento che prevede contrattualmente un tasso indicizzato e, nello stesso, rate mensili di stesso importo.

Poiché le oscillazioni di tasso non sono inibite è evidente che per mantenere la rata costante per tutto il piano di ammortamento dovrà variare il numero delle rate.

Per questa ragione un mutuo a tasso variabile, in caso di rialzo dei tassi, dovrà prevedere un allungamento della durata del mutuo.

Tale soluzione è una sorta di compromesso; la rata costante permette al mutuatario di programmare il suo impegno economico mensile senza doversi preoccupare del rialzo dei tassi, ma in caso di forti oscillazioni della curva, la durata può dilatarsi nel tempo contribuendo a caricare di pesanti interessi il capitale mutuato.

Occorre precisare, però, che questa forma tecnica, di solito, prevede contrattualmente che superata una soglia massima pre definita la rata possa cambiare comunque in relazione alle mutate condizioni di mercato.

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Mutui tasso variabile con tetto

Il mutuo a tasso variabile con tetto è un finanziamento a tasso variabile classico, ma con una sorta di paracadute di salvataggio rappresentato da un soglia massima oltre la quale la rivalutazione della rata, in caso di rialzo dei tassi, comunque, non può andare.

Questa particolare forma tecnica è altrimenti nota con il termine di mutuo con CAP e consente di sfruttare le oscillazione dei tassi di mercato senza rischiare in toto.

Si tratta, anche in questo caso, di un compromesso da valutare con grande attenzione. Poiché l’istituto di credito, con l’individuazione di un tetto massimo si assume un rischio non troppo banale, è chiaro che vorrà far pagare al mutuatario un premio a rischio superiore. Per far ciò, in genere, viene aumentato il valore dello spread con evidenti ricadute in termini di convenienza.

Non è raro, infine, che queste forme tecniche prevedano anche l’introduzione di un FLOOR ossia di una soglia minima al di sotto della quale il valore del tasso d’interesse non può andare nemmeno in caso di forti ribassi.

Mutuo a tasso variabile protetto

Con il termine di mutuo a tasso variabile protetto si intende un finanziamento che contrattualmente stabilisce un tetto massimo prefissato sia per quel che concerne il TAN finale annuo sia per quel che riguarda la percentuale di spread che può essere applicata.

Meglio mutuo a tasso fisso o variabile? Differenza

Si tratta di un quesito difficile ed aperto a più interpretazioni e soluzioni,

Dal nostro punto di vista la risposta corretta, in questo caso, è che dipende dal mutuatario e dalle condizioni di mercato.

Se il contraente di un mutuo è un soggetto con una propensione al rischio medio bassa che predilige la sicurezza di un impegno economico certo e che ha un reddito costante nel tempo, il mutuo a tasso fisso è la soluzione più adeguata alle sue esigenze.

Se il mutuatario, invece, è un soggetto emotivamente e finanziariamente in grado di assumersi il rischio conseguente ad un rialzo della rata, allora, la soluzione migliore è quella riconducibile ad un tasso variabile.

Quest’ultimo, infatti, è sempre più adeso alle condizioni di mercato ed è, in fase di definizione contrattuale, sempre più conveniente di un tasso fisso.

Infine, è bene non trascurare un aspetto più prettamente economico. Émolto importante, infatti, cercare di avere un quadro il più possibile preciso in relazione alle previsioni sull’andamento della curva dei tassi. In caso di curva calante è bene preferire un tasso variabile e viceversa.

Cambiare mutuo da tasso variabile a fisso

Per cambiare forma tecnica del proprio mutuo e passare da un tasso variabile a fisso è necessario chiedere al mutuante la rinegoziazione del contratto.

Attraverso tale istituto, in modo sufficientemente snello e privo di oneri aggiuntivi, è possibile cambiare il parametro di indicizzazione.

Mutuo a tasso variabile

Da qualche anno a questa parte i mutui a tasso variabile rappresentano la soluzione più conveniente per tutti coloro i quali necessitano di un finanziamento.

Il consiglio finale, prima della sottoscrizione effettiva del contratto, è quello di esaminare con la giusta imparzialità le proprie esigenze, la propria capacità reddituale e la propria propensione al rischio in modo da non dover correre ai ripari nel breve tempo.

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