ETF Turchia: Cosa Sono, Come Funzionano, Quali Comprare

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In questa guida scoprirai cosa sono gli ETF sulla Turchia, quali sono le loro principali caratteristiche, i vantaggi, quanto è possibile guadagnare con gli ETF sulla Turchia, quali scegliere e comprare e quali sono le migliori piattaforme da utilizzare per investire in ETF sulla Turchia.

Di seguito trovi una tabella nella quale sono state messe a confronto le principali caratteristiche dei migliori broker per investire in ETF Turchia, qual è la nostra valutazione ed il link al sito ufficiale.

Quali sono i migliori ETF sulla Turchia sui quali investire

Nell’investimento sulla Turchia tramite ETF ti trovi di fronte a due scelte essenziali, una targata iShares e l’altra di Lyxor.

iShares MSCI Turkey

La prima è la più tranquillizzante poiché ha uno storico più ampio da esaminare e si tratta dell’ETF iShares MSCI Turkey il cui Isin della versione in dollari è IE00B1FZS574 ed è trattato presso Borsa Italiana. Questo fondo mira a replicare la performance del MSCI Turkey Index il più fedelmente possibile.

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L’ETF investe in titoli fisici. Il MSCI Turkey Index offre esposizione a Titoli turchi che rientrano nell’indice MSCI per dimensione, liquidità e flottante. L’indice è ponderato in base alla capitalizzazione del flottante. Le sue performance sono state -8% nel 2016, +21% nel 2017, -39% nel 2018, +14% nel 2019 mentre da inizio anno sta perdendo il 18%.

Questo andamento è spiegato da quelle che sono state le vicissitudini della Turchia in questo periodo. Si può dedurre, quindi, che l’ETF replica fedelmente la realtà della nazione. Per guardare al futuro e a cosa ci si può aspettare, occorre esaminare la composizione del portafoglio.

È interessante notare che nonostante il modo in cui sono scelte le società, quelle presenti in portafoglio sono di medie e piccole dimensioni, cosa che evidenzia l’assenza di colossi paragonabili a quelli presenti in Europa o negli Stati Uniti ma anche in Cina. Il 35% del portafoglio viene investito in attività finanziarie mentre il 20% in beni di consumo indispensabili.

Queste caratteristiche sono adeguate al punto di sviluppo in cui si trova lo Stato, in cui il reddito procapite è ancora basso e l’investimento non può prescindere dal capitale di debito fornito dagli istituti bancari. Con i primi quattro titoli si arriva già al 50% del portafoglio.

Il primo è Bim Birlesik Magazalar AS, che è la prima catena di discount turchi e che quindi appartiene al 20% dei beni di consumo indispensabili e si può dire che esaurisce questo 20%. Il secondo è Turkiye Garanti Bankasi AS, istituto bancario che vede un’importante partecipazione della Banca di Bilbao spagnola.

Il terzo è Akbank TAS, un’altra banca, questa di capitale turco e uno dei primari gruppi in questo comparto. Il quarto titolo è Turkcell Iletisim Hizmetleri AS, primo operatore di servizio mobile in Turchia con cui si va a completare il quadro di prodotti indispensabili. La scelta del portafoglio tranquillizza sulla stabilità e denota il punto in cui si trova la Turchia.

Lyxor MSCI Turkey

Il secondo ETF che è partito da poco, vale a dire nel 2019, è Lyxor MSCI Turkey il cui Isin è LU1900067601 sempre tradato presso Borsa Italiana. Questo fondo mira a replicare un altro indice che è MSCI Turkey Net Total Return Index, quindi un indicatore total return, cioè che cerca la stabilità tra performance delle azioni e loro stabilità nel capitale.

lyxor etf turchia

Dopo una crescita dovuta anche al suo avvio nel 2019 pari a circa il 15% sta perdendo nel 2020 il 18%. Quello da valutare è la composizione del portafoglio, che è sempre costituito da aziende medie e piccole confermando che questo è il tessuto di cui è composta l’economia turca.

Guardando ai settori si vede un maggiore intervento del mondo finanziario che sale al 35% con una costante del 20% dei beni di consumo di base. Il fondo investe in modo sintetico tramite derivati sull’indice. Anche con questo con i primi quattro titoli si arriva al 50% del portafoglio.

Il primo è un investimento pari al 17% del totale nel discount turco Bim Birlesik Magazalar AS, che copre anche qua quasi totalmente l’investimento in beni di consumo. Il secondo e terzo titolo sono due banche le stesse del precedente fondo e anche il quarto titolo corrisponde.

I pesi sono leggermente diversi ma si può notare che la composizione è abbastanza similare nonostante siano due diverse filosofie di indice. Il consiglio è per ora di affidarsi al primo per la sua storicità.

ETF Turchia: cosa sono

Gli ETF sono fondi di investimento il cui obiettivo è quello di replicare l’andamento di un dato indice che può essere sia azionario che obbligazionario. Un indice azionario è un valore ottenuto dai valori degli elementi che lo compongono, vale a dire delle azioni che lo compongono, che si può decidere siano prese in parti uguali tra loro oppure differenziate in base a qualche parametro.

La stessa scelta delle azioni deve seguire un certo criterio che può essere, ad esempio, la dimensione sulla base del capitale delle società oppure il fatturato, oppure l’appartenenza ad un certo settore. I vari criteri vanno mescolati tra loro per ottenere un mix rappresentativo dell’obiettivo voluto, di cui si potrà seguire l’andamento.

Devi notare che sono stabiliti i criteri e non quali siano effettivamente le azioni all’interno dell’indice. Per questo motivo la composizione può variare. Questo ha come implicazione il fatto che probabilmente un’azienda in crisi uscirà dall’indice, soprattutto nel momento in cui l’indice vuole rappresentare l’andamento delle eccellenze di un certo comparto.

Anche in assenza di turnover nella scelta delle aziende in cui si investe, diversificare tra più imprese dà il vantaggio di non essere sottoposti a circostanze particolari di quell’entità. L’ETF va a replicare la composizione dell’indice acquistando le azioni che fanno parte dell’indice stesso ed effettuando gli eventuali aggiustamenti che intervengono, oppure investendo in un derivato che ha come sottostante lo stesso indice.

Nel primo caso si dice che la replica è fisica, nel secondo è sintetica. Con la replica fisica si ha diritto anche al dividendo che le società distribuiscono e che, a seconda di quanto stabilito dallo statuto del fondo, può essere distribuito ai possessori delle quote piuttosto che essere reinvestito sempre nel rispetto delle quote dell’indice.

Questo è il modo in cui vengono utilizzati i soldi degli investitori nelle quote di fondo. Il valore delle stesse quote, però, è definito da domanda ed offerta in Borsa, poiché gli ETF sono quotati come fossero loro stessi un titolo azionario. Domanda ed offerta sono guidate dall’indice stesso, visto che compratori e venditori sono consci del sottostante.

La conformità della quotazione dell’ETF con quella dell’indice dipende da una parte, dalla liquidità del fondo, cioè dal numero di compratori e venditori di cui un segnale sono le dimensioni del fondo, mentre dall’altra dalla sua trasparenza, cioè dalla facilità nella comprensione della composizione del sottostante, cosicché compratori e venditori possano facilmente guardare all’andamento di uno per guidare quello dell’altro.

La Turchia è una nazione di confine tra Europa e Medio Oriente che ha cercato per anni di entrare nell’Unione Europea e ci sono state sempre difficoltà a riguardo.

Il suo progetto di sviluppo economico che l’avrebbe dovuta aiutare a diventare un’economia più sviluppata non è stato particolarmente atteso e ha incontrato un grosso contraccolpo nella crisi valutaria del 2018.

Lo sviluppo si è fermato per poi riprendere debolmente nel 2019 ed essere nuovamente colpito nel 2020 dal coronavirus. I rapporti internazionali sono tesi sia ai confini che con Stati Uniti e Russia per vari motivi, anche se con quest’ultima intrattiene forti collaborazioni a causa del metano.

Come funzionano gli ETF sulla Turchia

Gli ETF sulla Turchia investono in azioni di questa nazione cercando di includere i settori maggiormente remunerativi e seguendo l’andamento dell’economia turca. L’obiettivo di un ETF è effettivamente questo: replicare come sta andando un certo settore o un certo Paese e lasciare, a chi ci crede, la possibilità di investire in esso.

Il suo compito è quello di rappresentare al meglio quello che capita e non andare a cercare le eccellenze. In un Paese molto altalenante come la Turchia, oltre a guardare come si evolve tutta l’economia del Paese, è importante vedere come è costituito e capire se la direzione in cui investe è in linea con i fondamentali che il governo sta spingendo.

La chiave per capire la Turchia è senza dubbio la comprensione del governo di Erdogan che segue regole diverse da quelle del resto d’Europa, anche se la Turchia a tutti gli effetti ne fa parte. Cerca di contrastare l’egemonia di Stati Uniti e Russia pur non essendo di sicuro una superpotenza e questo può rendere molte manovre espansive complicate.

La crisi che ha dovuto affrontare nel 2018 è stata causata da una parte dall’inflazione che aveva raggiunto livelli molto elevati, situazione che poteva mantenere in piedi economia e suo sviluppo solo in presenza di un costante inserimento di capitali per investimenti al fine di spingere l’espansione.

In questo quadro, la Turchia ha arrestato un pastore americano accusato di terrorismo e di aver ideato il golpe del 2016. La risposta di Donald Trump non si è fatta attendere, il quale ha promesso l’istituzione di dazi. Tutto questo, assieme a manovre familiari all’interno del governo (Erdogan ha nominato il genero a capo della banca centrale) ha fatto guardare con sfiducia il mercato turco.

D’altra parte l’economia non è sembrata così tanto una priorità per Erdogan, che ha preferito fare indagini a tappeto anziché cercare di tranquillizzare l’opinione degli investitori stranieri. Ovviamente questa crisi ha portato con sé anche chi aveva già investito in Turchia, tra cui alcune banche italiane.

In realtà, a parte questi scatti un po’ impulsivi che ha, Erdogan ha migliorato negli anni la qualità della vita dei suoi cittadini e il reddito procapite è aumentato di quattro volte, mentre molti sono usciti dalla povertà. Le scelte economiche fatte dal capo di stato non sono state usuali.

Infatti, il settore che è stato maggiormente curato da questo è stato quello degli investimenti immobiliari anziché le industrie, come solitamente viene fatto dai capi di Stato. Questo modo di indurre lo sviluppo ha puntato poco sull’innovazione e sul miglioramento della produttività e si affidato a capitali stranieri ed è rimasto soggetto ai tassi di interesse fissati dalla Fed.

Sul debito estero si sono concentrate le preoccupazioni di JPMorgan sulla stabilità dell’economia turca e delle possibilità di un tracollo. In realtà, i piani di sviluppo di Erdogan non avevano dimenticato gli altri settori, ma aveva rimandato lo sviluppo degli stessi al triennio 2018-2020, durante il quale avrebbe voluto dare impulso a settori tecnologici.

La crisi monetaria ha rovinato i suoi programmi ed Erdogan ha dovuto rivedere i piani di sviluppo. Nel 2019 un po’ di ripresa c’è stata, anche se ha recuperato appena un terzo di quanto perso nell’anno precedente. Nel 2020 anche per la Turchia è arrivato il coronavirus che ha significato molti danni anche per questo Stato.

In questo frangente, quello che fa pensare maggiormente è la reazione del governo di fronte all’emergenza. I lockdown che sono stati stabiliti sono stati piuttosto contenuti, cercando di limitarli nei weekend per le persone in età lavorativa.

Quali sono i vantaggi e quanto è possibile guadagnare con gli ETF sulla Turchia

Andando ad investire su un ETF sulla Turchia si può partecipare allo sviluppo che, da programma del suo governo, dovrebbe riprendere al termine del periodo di pandemia. Questa ha interrotto la dinamica di ripresa del 2019 peggiorando ulteriormente la situazione rispetto al 2018.

Probabilmente, quindi, quando si tornerà alla normalità si riprenderà il percorso di crescita e potrebbe esserci un exploit immediato, come in molti altri casi. Qui c’è la spinta già portata da un piano di espansione che si sta portando avanti da anni e che era arrivata al punto di crescita più veloce.

L’incognita Erdogan è sempre in agguato ma si sa che è un investimento a rischio quello in un’economia in via di sviluppo e con moneta instabile. Chiave potrebbero essere anche le elezioni degli Stati Uniti a fine anno, visto che la più grande potenza del mondo sembra che non vada a braccetto con la mezzaluna.

D’altra parte anche la sua posizione con la Russia è complicata, anche se un accordo con loro è più facile da trovare, grazie alle interessenze che hanno sui metanodotti. La zona non è sicuramente delle più semplici visto le difficoltà del settore energia, che è un settore chiave per gli Stati accanto alla Turchia.

Tutte queste considerazioni fanno propendere per un investimento di breve periodo su questo Stato, vista la possibilità che spuntino nuove difficoltà e la non completa trasparenza di quello che succede nel posto di comando del governo.

Sul lungo periodo è complesso stabilire come sarà il destino della Turchia e non tutto dipende da questioni da lei controllabili. Questo certo è vero per molti, soprattutto dopo la sorpresa del coronavirus, ma in un momento di incertezza così importante, si tratta di un investimento adatto a chi è particolarmente propenso al rischio.

Se si vuole puntare su questa economia, l’ETF è una buona soluzione poiché riesce a mitigare in parte il rischio attraverso una scelta delle migliori società della Turchia, che possono modificarsi nel tempo per seguire le nuove strade che la nazione può prendere.

Il massimo che si può rischiare è il capitale che si investe, visto che non sono previsti margini per sostenere lo stesso acquisto dello strumento ed è anche piuttosto semplice da comprendere. Bisognerà seguire certamente quello che succede sul territorio turco e, se le cose non si evolveranno secondo le previsioni, essere pronti ad accettare un po’ di perdita.

Attraverso l’ETF puoi accedere in contemporanea ad un paniere di azioni della nazione attraverso costi molto contenuti. Infatti acquistandole tutte assieme si hanno delle economie di scala e al singolo il costo dell’ETF si riduce alle spese di negoziazione similari a quelle dell’acquisto di una singola azione e a spese di gestione piuttosto contenute, che fanno riferimento alla custodia dei titoli e al ribilanciamento, se necessario, nel paniere che si è delineato.

In questo tipo di investimento, soprattutto se si vuole scegliere l’orizzonte temporale di breve periodo, occorre valutare bene il momento di entrata seguendo quale può essere il punto di minimo mondiale, oltre che particolare della Turchia. Le prime avvisaglie nella ripresa ci sono state e la politica che sta attuando Erdogan a proposito del virus non sembra portare ad un ulteriore rallentamento e chiusura forzata dei siti produttivi.

Non sembrerebbe quindi che ci siano ostacoli allo sviluppo dell’economia ed è interesse internazionale che tutti partecipino allo sviluppo: l’unico punto interrogativo sembrerebbe quello della lotta per il gas naturale nel mediterraneo. La Turchia, dopo aver pestato i piedi a Cipro, ora ripete la stessa dinamica con la Grecia. Seguire un investimento in Turchia è interessante ed emozionante e coinvolge molte sfaccettature.

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