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Come Funziona Il TFR Per L’Azienda?

Come funziona il TFR per l’azienda?

Può capitare di ritrovarsi tra i colleghi a parlare della gestione del proprio TFR. 

Sicuramente ce ne sarà uno che vorrà mostrare tutta la sua cultura finanziaria rispondendo “sì, corrisponde al Trattamento di Fine Rapporto”. Ma molto spesso le informazioni sul tema sono limitate alla conoscenza di questo acronimo o poco più.

Proviamo ad entrare maggiormente all’interno dell’argomento per scoprire tutte le opportunità (anche quelle che si rischia di perdere) dietro la sua gestione. 

Il TFR, per definizione, equivale ad una porzione accantonata dello stipendio del dipendente che viene erogata al momento della cessazione del rapporto lavorativo. Si può calcolare come il 6,91% della retribuzione lorda (RAL).

Lo stesso può essere definito come TFR maturato e corrisponde a quella quota già calcolata sulle retribuzioni erogate al dipendente, oppure TFR maturando, ovvero le future quote di TFR che matureranno con la permanenza del lavoratore in azienda.

Il datore di lavoro avrà così due alternative di gestione:

  1. Mantenere il TFR in azienda, da utilizzare come una fonte di autofinanziamento;
  2. Destinare il TFR al fondo pensione del dipendente.

La scelta dipenderà dalla strategia del titolare dell’azienda e dalla combinazione di diversi fattori rilevanti che andremo a toccare nel corso di questo articolo. 

I vantaggi di un fondo pensione

Per il datore di lavoro spostare il TFR “maturando” dei suoi dipendenti in un fondo pensione può essere davvero conveniente. 

In primo luogo, questo tipo di gestione alleggerisce l’azienda da tutta una serie di obblighi amministrativi e contabili.

In seconda istanza, gestire il TFR in un fondo efficiente consentirà all’azienda di avere anche dei benefici finanziari, che corrispondono a maggiori guadagni.

Da qui si capisce come una scelta apparentemente semplice, può davvero impattare sullo state di salute di un’azienda. Per questo diventa fondamentale comprendere al meglio tutte le dinamiche su cos’è e come funziona il TFR per l’azienda.

Gestione “ad personam” del TFR maturato

L’azienda potrà procedere a gestire il TFR maturato creando differenti portafogli di investimenti. Ognuno sarà  personalizzato per i vari dipendenti.

Questo vuol dire che l’azienda dovrà fare un’analisi specifica per tutti i suoi impiegati. Il punto cruciale è quello di avere presente una chiara visione, supportata anche da ipotesi future, sulla possibile data di uscita del personale.

Ci sarà chi continuerà ad essere in azienda, e quindi a versare il suo TFR fino alla pensione, e chi nell’arco di 3 anni potrebbe decidere di dare le dimissioni per intraprendere una nuova opportunità lavorativa all’esterno. 

In tutti questi casi, l’azienda dovrà avere una buona strategia per essere pronta a liquidare la cifra spettante per ogni dipendente. 

Come creare un portafoglio efficiente per ciascuno impiegato?

Naturalmente non esiste una risposta univoca per ogni caso, diventerebbe quindi opportuno rivolgersi ad un consulente finanziario indipendente per la pianificazione finanziaria personalizzata di ciascun portafoglio e mettere così in piedi una strategia solida. 

Quali vantaggi può ottenere il dipendente?

Il dipendente potrà scegliere liberamente dove destinare il proprio TFR e gli impatti di questa decisione possono essere davvero molto rilevanti. 

Analizziamo i principali benefici relativi ad un trattamento di fine rapporto destinato ad un fondo pensione:

  1. Si potrà integrare ulteriormente il valore della propria pensione futura.
  2. Riduzione della tassazione. Infatti, tramite un fondo pensione la tassazione sul capitale massimo sarà del 15% e minima del 9%, e non quella ordinaria IRPEF che può arrivare anche al 43%.
  3. Possibilità di ridurre l’imponibile e questo, in certi casi, può anche valere lo scatto di scaglione IRPEF al ribasso.
  4. Rivalutazioni più elevate rispetto a quelle che si avrebbero con il TFR in azienda. Questo vuol dire che destinare il proprio accumulo ad un fondo si traduce in un vero e proprio investimento in grado di generare guadagni superiori. 
  5. Su base volontaria, sarà possibile versare ulteriori contributi, così da mettere in atto una strategia che mira ad una pensione futura ancora più elevata.

Come visto, sono tanti gli aspetti da considerare e le alternative che ogni dipendente ha a disposizione. Se non si è un addetto ai lavori si potrebbe rischiare di andare in contro a scelte sbagliate, di cui si pagherà poi il prezzo negli anni avvenire. 

Richiedere una consulenza previdenziale personalizzata è sicuramente uno strumento molto prezioso per poter mettere in atto una strategia che può davvero fare la differenza per le proprie tasche. 

Cosa succede ai titolari di Partita IVA?

La gestione della previdenza in caso di possessori di Partita IVA è un argomento che richiede una disamina specifica. Infatti, sono molte la variabili da considerare, prima tra tutti la distinzione tra le due casistiche del regime ordinario e del regime forfettario.

Ad esempio, con il regime forfettario non sarà possibile portare in detrazione i versamenti, ma è comunque possibile godere dei vantaggi fiscali legati agli anni di permanenza al fondo.

Una possibile soluzione… 

Probabilmente questa tipologia di lavoratore dovrebbe optare per la creazione di un portafoglio con finalità previdenziale. Quindi, si tratta proprio di modellare l’utilizzo dei propri capitali in base alle proprie specifiche esigenze presenti e future. 

Da un lato ci sarebbe il fai da te, con tutti i possibili errori che si nascondono dietro una gestione patrimoniale senza le conoscenze adatte. Dall’altro è sempre presente il supporto di un consulente previdenziale indipendente per la creazione di un piano studiato e professionale. 

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