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Lending

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“Lending” è un termine inglese che letteralmente significa “prestito“. Tuttavia nel linguaggio finanziario indica un particolare strumento creditizio che si basa sui contatti fra privati, i quali vengono messi in comunicazione da particolari piattaforme, bypassando l’intervento di banche o finanziarie. I richiedenti e i finanziatori si ritrovano appunto in questo meccanismo di domanda e offerta e riescono a ottenere finanziamenti molto vantaggiosi.

Vediamo di seguito di cosa si tratta e in cosa si differenzia dal crowdfunding, un altro sistema analogo per ottenere prestiti.

Lending

Il termine completo è in realtà “social lending” e si tratta di prestiti fra privati che si ottengono per mezzo di piattaforme peer-to-peer (rete paritaria), da cui deriva anche la denominazione P2P lending. Nasce nel Regno Unito nel 2005, tuttavia la sua diffusione in Europa e negli Stati Uniti avviene compiutamente dopo la crisi mondiale del 2008: il motivo principale di quell’evento risiedeva nella concessione di mutui e prestiti le cui garanzie non erano opportunamente verificate.

Questo ha creato sofferenze che si sono stratificate nel tempo e che alla fine hanno determinato il default di alcuni dei più importanti istituti di credito del mondo. Va da sé che la reazione immediata è stata una stretta sull’accesso al credito che ha penalizzato tutti gli investitori e le aziende, i quali hanno cercato di creare canali alternativi alle formule classiche di finanziamento.

Il social lending diventa quindi vitale soprattutto per coloro che non possono fornire le garanzie troppo stringenti richieste dalle banche, ma che comunque dimostrano di essere solvibili secondo i meccanismi utilizzati anche dalle società di credito tout court.

La regolamentazione ufficiale arriva nel 2017 dalla Banca d’Italia, la quale ne dà una definizione completa: uno strumento per mezzo del quale molti soggetti possono richiedere a una pluralità di finanziatori prestiti rimborsabili per motivi personali o per sovvenzionare un progetto specifico, attraverso l’utilizzo di piattaforme online. Questa ufficializzazione richiamerà molte società estere che apriranno siti con sede nel nostro Paese.

Il motivo per cui il social lending ha ottenuto il benestare degli organi ufficiali che regolamentano il credito è che sono previste tutte le procedure che caratterizzano il finanziamento classico: dall’erogazione al recupero crediti in caso di insolvenza. Ecco perché si tratta di un canale sicuro e innovativo al quale ci si può affidare, tenendo sempre presente che i rischi sono gli stessi che si correrebbero con un investimento in borsa o un prestito classico.

P2P lending

Come funziona il P2P lending o social lending? Abbiamo detto che si tratta di un prestito fra privati, solo che il sistema peer-to-peer riesce a mettere in contatto persone che non si conoscevano prima. Per poter accedere alle piattaforme è necessario effettuare un’iscrizione che richiederà innanzitutto quale sarà il proprio ruolo: richiedente o investitore.

Se vuoi richiedere un prestito, dovrai indicare la cifra, il periodo di ammortamento che intendi stipulare e la motivazione. A questo punto il sistema, con i dati inseriti, effettuerà una ricerca presso le centrali di rischio (le famose Crif, Cerved ecc.), esattamente come farebbero banche o finanziarie, e ti assegnerà un rating, ovvero un punteggio che indica il livello di affidabilità.

Il calcolo viene effettuato sull’entità del rischio per cui, per esempio, un rating basso significherà rischio lieve e viceversa. E questo è tutto, non ti verranno richiesti garanti, ipoteche o altro. Inoltre la tua identità sarà celata perché tutti i partecipanti si conoscono per nickname: soltanto i gestori della piattaforma possono vedere i tuoi dati anagrafici (questa regola vale per richiedenti e investitori).

Se invece hai deciso di investire, ti verrà richiesto l’importo del tuo investimento, l’obiettivo del tuo rendimento e la tua propensione al rischio. Parteciperai a delle aste al ribasso, ovvero dovrai competere con altri investitori: la spunterà colui che più si avvicina ai desideri del richiedente.

C’è tuttavia una modo per tutelarti da perdite dovute ai prestiti più rischiosi: le cifre destinate ai richiedenti non vengono mai erogate da un solo soggetto, ma sono la somma risultante da più prestatori. Questo significa che non dovrai mettere a disposizione il tuo capitale per intero, perché questo significherebbe un rischio troppo elevato, che le piattaforme non contemplano, a tutela di tutti gli utenti.

Inoltre il tuo credito è cedibile ad altri investitori: in questo modo avrai la possibilità di rientrare più velocemente del tuo capitale, nel caso in cui tu ne avessi bisogno.

P2P lending cos’è

Le società di social lending guadagnano sulle commissioni, su base annuale, richieste a investitori e richiedenti, nel momento in cui il prestito viene erogato: non percepiscono altri introiti e le iscrizioni alle piattaforme sono del tutto gratuite.

Si impegnano innanzitutto a fornire il servizio in modalità peer-to-peer, ovvero tramite una rete orizzontale, i cui gli utenti sono sia client che server, senza una gerarchia telematica, affinché le transazioni possano essere effettuate direttamente dai singoli partecipanti.

Effettuano tutte le verifiche dei dati dei richiedenti, valutando la veridicità delle dichiarazioni ed esaminando il merito creditizio; gestiscono il flusso dei pagamenti ed eventuali criticità, come per esempio il ritardo nei pagamenti e le procedure da attivare per legge, e si occupano dei bisogni degli utenti, come la richiesta di estinzione anticipata.

Le società non svolgono attivamente il recupero crediti, ma indirizzano verso le azioni legali da intraprendere tutte le posizioni di insolvenza, consentendo poi un iter legale ufficiale, anche nel caso di default.

I soggetti che possono richiedere un prestito o fare investimenti possono essere privati o aziende: solitamente per il social lending si tratta di credito per liquidità oppure di piccole/medie imprese che necessitano di importi non eccessivi. Per capitali superiori parliamo di equity crowdfunding, un meccanismo analogo di cui parleremo più avanti. In ogni caso le piattaforme si diversificano per i destinatari e quindi troveremo gruppi interamente dedicati ai privati e altri che finanziano esclusivamente aziende.

P2P lending in Italia

Abbiamo detto che il via libera ufficiale della Banca d’Italia è arrivato recentemente, tuttavia nulla è cambiato dalle impostazioni iniziali del social lending, semplicemente si è trattato di una conferma di ciò che era già stato messo in atto da anni.

Questo fatto attesta l’affidabilità in merito alla sicurezza del sistema. In Italia attualmente operano 5 società di P2P lending, fra le più importanti del mondo. Per le aziende c’è un unico soggetto italiano.

Lending crowdfunding

Il lending crowdfunding è un altro modo di definire il social lending: il classico prestito fra privati, che vengono erogati per l’acquisto di beni (automobili, oggetti di valore), per necessità di liquidità (consolidamento debiti) o per progetti molto ben definiti (per esempio un viaggio, un corso di formazione ecc.). Chi investe verrà ripagato con delle rate e i relativi interessi ed è possibile ottenere un finanziamento molto velocemente, perché solitamente si tratta di importi contenuti.

Esistono poi dei settori specifici in cui si può investire, diventando anche proprietari del bene che si è deciso di finanziare, così come accade nel crowdfunding immobiliare.

Lending crowdfunding immobiliare

Si tratta di un crowdfunding applicato al settore immobiliare, ovvero chi richiede un prestito, lo fa perché ha intenzione di acquistare una casa e si fa finanziare per mezzo di una raccolta fondi, così come accade nel social lending.

Il finanziatore alla fine del progetto riceve il proprio capitale investito più gli interessi maturati. Il lending crowdfunding si differenzia dall’equity crowdfunding immobiliare, in quanto quest’ultimo coinvolge solitamente delle società, in modo tale che chi investe riceva in dote una porzione della capitale del richiedente, come se fossero dei titoli azionari.

L’equity crowdfunding è maggiormente utilizzato dalle start up e dalle aziende che vogliono lanciare un progetto. Si tratta di un metodo alternativo di investimento che ti fa diventare socio del capitale di aziende anche molto innovative e interessanti.

Molte di queste realtà in erba infatti, e la storia lo conferma, una volta diventate attive sui mercati sono state acquistate da multinazionali che le hanno rese grandi. Immagina quindi di investire anche pochi fondi, ma di ritrovarti con una società super quotata a livello internazionale: i guadagni saranno davvero notevoli.

Per le aziende che invece decidono di autofinanziarsi con questo sistema, è importante sapere che l’unico rischio è quello di fallire nella raccolta, anche e soprattutto perché i capitali necessari sono molto più ingenti di un piccolo prestito per acquistare un bene di consumo.

Il suggerimento è quindi quello di impostare un marketing accattivante che possa attirare gli investitori, rassicurandoli sulla fattibilità del progetto e sugli utili che potranno sviluppare.

Se sei un investitore devi prendere in considerazione che il tuo capitale in questo caso è a rischio nel caso in cui la società che richiede l’investimento dovesse fallire: non ci sarà modo di recuperare il tuo denaro, se non inserendoti in un eventuale concordato o procedura fallimentare classica.

Crowdfunding lending Italia

Nel nostro Paese il lending crowdfunding supera di molto l’equity: dal 2014 sono stati raccolti fondi tramite crowdfunding per circa 520 milioni di euro, dei quali 450 sono solo di lending.

Per tipologie, il lending crowdfunding può essere suddiviso in tre macro categorie:

  • Consumer: il classico prestito personale fra privati
  • Business: prestiti all’impresa e start up
  • Real estate: il crowdfunding del settore immobiliare

Secondo uno studio effettuato dal Politecnico di Milano, che si occupa di supervisionare l’andamento del crowdfunding in Italia, sono state finanziate maggiormente le start-up nel nostro Paese.

Il peer-to-peer lending consente infatti agli investitori di spalmare su più realtà il rischio, proprio perché non si diventa finanziatori di un unico soggetto, ma si possono finanziare più richiedenti anche con cifre contenute.

Nel lending il rientro dei fondi con gli interessi è di fatto più prevedibile, mentre con l’equity è meno sicuro, anche se più sfidante e con la possibilità di veder moltiplicato il proprio capitale.

Social lending

Il social lending è molto conveniente sia per gli investitori, sia per i richiedenti, per una serie di motivi. Innanzitutto non sono previsti intermediari, i quali comportano sempre dei costi aggiuntivi che vengono poi inseriti nei tassi di interesse previsti per il finanziamento.

Ti sarà capitato di prendere in considerazione il TAEG dei finanziamenti ordinari: in quella percentuale, sono comprese le spese per l’apertura della pratica, per l’istruttoria, per l’emissione delle rate e per le assicurazioni, quest’ultime molto spesso obbligatoriamente dovranno essere sottoscritte, come condizione di base per l’erogazione del prestito.

Niente di tutto ciò è presente nel social lending e questo consente di avere tassi che viaggiano fra il 7/8%, che non subiscono variazioni nel tempo e che sono tutti a beneficio dell’investitore.

Social lending Italia

Nel nostro Paese le società operanti con le piattaforme di social lending, oltre ad essere controllate da Consob e quindi assolutamente sicure perché autorizzate, si occupano anche degli aspetti burocratici legati alla tassazione.

Gli introiti provenienti dagli investimenti su internet vengono equiparati a qualunque altro reddito da capitale, per cui si paga una tassa del 26%: molte società quindi si occupano di versare gli utili ai finanziatori ponendosi come sostituti d’imposta e occupandosi direttamente del pagamento delle tasse.

Come possiamo constatare, quindi, si tratta di un’attività perfettamente legale nel nostro Paese che non presenta criticità legate a malintenzionati che possano stravolgere in qualche modo il mercato. I controlli vengono effettuati in modo rigoroso e le schede dei richiedenti sono sempre verificate e realistiche.

Per i richiedenti, devi sapere che non troverai prestiti più convenienti, nemmeno online, proprio perché non ci sono sovrastrutture da ripagare e soprattutto perché non dovrai impegnare i tuoi beni a garanzia di copertura. Se però sei un cattivo pagatore, molto semplicemente: o non ti verrà data l’autorizzazione alla richiesta, oppure avrai un rating più scadente che renderà solo più complicato ottenere i prestito, tuttavia non impossibile, proprio perché chi investe ha anche deciso di assumere determinati rischi che sono noti al momento della sottoscrizione.

Crowdfunding vs peer-to-peer: differenze

Abbiamo visto come l’equity crowdfunding sia principalmente rivolto alle aziende, soprattutto quelle che investono molto capitale, e che quindi desiderano che gli investitori diventino azionisti del loro progetto. Invece il peer-to-peer può riguardare anche semplici cittadini che abbiano bisogno di liquidità e piccole imprese che devono effettuare delle spese di piccola entità.

La principale differenza risiede comunque nella velocità con la quale si possono ottenere i fondi: nel peer-to-peer i tempi possono essere molto brevi per raggiungere l’obiettivo, mentre per l’equity può servire un tempo maggiore, soprattutto perché chi viene coinvolto deve innanzitutto credere nel progetto per decidere di investire il proprio capitale, e in secondo luogo perché nel crowdfunding il guadagno è molto più incerto, in quanto dipende dall’esito del progetto stesso.

Come investitore ti consigliamo in ogni caso di essere consapevole del denaro che puoi permetterti di mettere a disposizione, poiché anche se più sicuro del crowdfunding, anche il social lending non è esente da rischi. Il recupero crediti infatti non viene mai gestito direttamente dalla società che possiede la piattaforma, ma semplicemente agevolato, di conseguenza la possibilità di rientrare da un investimento non andato a buon fine è la stessa che avresti in caso di un prestito ordinario.

Come richiedente invece, il fatto di accedere al credito tramite internet non ti esime dal dover essere puntuale con il pagamento delle rate perché, anche in questo caso, verranno attivati tutti gli iter previsti per le insolvenze, anche l’eventuale segnalazione alle centrali di rischio per i cattivi pagatori.